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In cima al Pico Duarte,
il monte più alto delle Antille


Il Picco Duarde, incassato nel massiccio della Cordigliera Centrale, all’interno del Parco Nazionale Jose Armando Bermúdez, è la più alta elevazione montagnosa delle Antille, con un’altezza di 3.175 metri sopra il livello del mare.

Esistono tre vie principali di accesso a questo impressionante posto, però, possibilmente, la più favorevole è entrando per Mata Grande, per la strada di San Jose de Las Matas, nella provincia di Santiago, accampandosi in una zona di bassa montagna, riccamente alberata, ad alta percentuale di precipitazioni pluviali, temperatura fresca e ricca biodiversità, distante solo 5 o 6 km dalla borgata di Mata Grande.

Il giorno seguente, allo spuntare del sole, dopo una buona colazione, zaino sulle spalle, si parte verso Las Guàcharas, addentrandosi nella cordigliera, attraversando la più incredibile formazione naturale, piena di piante, la maggioranza endemiche, dove abbondano pini, bejucales, boschi frondosi prati d’erba e arbusti, si salgono e scendono varie colline.

Ci si accampa dopo 20km al margine del fiume La Guacara, in un rifugio costruito per guardie forestali ed escursionisti.
Nel rifugio non manca un falò, alcuni spiedini arrosto, barzellette e canzoni indipendentemente dalla stanchezza accumulata camminando dalle sette del mattino fino alle 4 del pomeriggio, è un posto vicino a un fiume, umido e fresco, dove il sole arriva solo poche ore al giorno a causa delle montagne e di una ricca vegetazione che impedisce ai raggi del sole di entrare.

Da questo posto, presto il giorno seguente, ci dirigiamo verso la Valle del Bao, altipiano sulla riva del fiume che porta il suo nome e vicino alla montagna La Paloma, famosa per la sua altezza, le sue cascate d’acqua e i suoi alberi frondosi. Dopo aver camminato per circa 15 Km, salendo e scendendo, si arriva in una valle coperta da graminacee giallognole, circondata in lontananza da grandi e oscure montagne, un ambiente molto fresco, umido e frequentemente invaso da nebbiolina.

Dopo un buon bagno nelle pozze e correnti del fiume Bao, dove l’acqua arriva ad una temperatura di quattro gradi sotto zero, ci riuniamo nel rifugio, vicino al tiepido fuoco, per rivivere i vari momenti, canti ed aneddoti, a volte accompagnati da una chitarra, da un cantastorie, o da un declamatore improvvisato.


È frequente riposarsi un giorno nella valle del Bao, per cominciare presto, rimessi in forze, la cruciale salita verso il Picco per la La Pelona.
Cammino difficile, costa impervia e poca acqua nel tragitto, questa traversata è la prova cruciale per gli escursionisti, con l’aggravante che è necessario arrivare al Picco prima delle due del pomeriggio, perché a quell’ora la nebbia è spessa e impedisce la visibilità.
La montagna La Pelona, che è alta più di 3.000 metri, quasi alta come il Picco Duarte, è molto secca, sempre soffia un vento forte, l’altezza è tale che gli scalatori cominciano a soffrire l’effetto della bassa concentrazione d’ossigeno (e dello sforzo fisico) che, con frequenza affligge le persone non debitamente preparate e allenate, cosa che li obbliga a usare un mulo per completare la traversata.


Tra la montagna citata e il picco Duarte, si trova l’incantevole Valle de Lilis, d’alcuni km d’estensione, coperta d’erba e di piccoli pini.
La salita al picco è possibile solo per questa via, in meno di un’ora per un sentiero tortuoso, coperto di sassi, dove spira una brezza soave e fresca, a volte fredda.

Là in cima al picco, tra grandi massi, si erge, dominando il panorama, l’effige in bronzo di Juan Pablo Duarte, vicino al quale sventola la nostra bandiera tricolore, al suo lato una croce.
Dopo le foto di rigore, s’inizia la discesa verso la Comparticion, dove ci si accampa in un luogo fresco, generalmente piovoso, vicino ad un ruscello.
Dopo il riposo di una notte nel rifugio della Compartición, si segue la strada passando per Agüita Fria, posto dove nascono i due fiumi Yaque del Nord e del Sud.

Saliamo per poi ridiscendere la montagna La Rusilla e poi si passa per La Laguna, percorrendo la discesa de la Cotorra (zona di strana e varia vegetazione) fino ad arrivare a Los Tablones, al bordo del fiume, questo ruscello ha un esuberante vegetazione dove predomina il bambù, tra diversa flora tropicale di bassa montagna, fresca e umida.

Poche ore dopo termina l’odissea nella Ciénaga de Manabao, nel’albergo vicino allo Yaque, vicini al paese.

Con il corpo distrutto però con la mente e lo spirito irrobustiti finisce la visita ad uno dei luoghi più incantevoli ed impressionanti delle Antille

Questi ed altri interessanti articolo sul Caraibi lo trovi ogni mesi sulla rivista Caribe Mundo - http://www.caribemundo.com

 

 

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